Via Manzoni, fino a qui

Via Manzoni, fino a qui

Via Manzoni, fino a qui

Di e con Massimo Brioschi
Con la partecipazione di Roberto Barbato
Scenografia Elisabetta Buratto

“Avevo capito cosa può succedere
tra uomini e donne,
ma come arrivarci,
ecco, come proprio non capivo,
che io alle ragazze che mi piacevano
non riuscivo neanche a dire ciao,
neanche a sorridergli”

È la distanza tra le nostre urgenze e il fiume della vita che ci scorre intorno, la corrente di questo monologo, a metà tra il racconto di un epoca e di un’adolescenza e il lento e spesso confuso formarsi delle idee.
Un continuo confluire dalla propria personale strada a quella più grande dei nostri modi di raffigurarci, un discorso che deraglia continuamente dall’intimismo per finire, attraverso Manzoni, nella grande piazza della collettività

Note tecniche
Durata dello spettacolo 1 ora.
Tempi di allestimento scenografico 40 minuti.
Dimensioni del palco Min 3 x 3 mt.

Impianto luci richiesto
Piazzato frontale bianco uniforme (min 2 pc 500 W).
Mixer luci minimo 2 canali.

Repliche
Lo spettacolo ha debuttato il 16 settembre al Chiostro di Santa Maria di Castello, Alessandria nell’ambito della rassegna Chiostro in una notte di mezza estate
26-11-2017 Chiostro di Santa Maria di Castello – Alessandria

Per ulteriori informazioni rivolgersi a:
Massimo Brioschi – cell. 3389831195mail: info@illegali.it

Recensione di Nicoletta Cavanna di Radio Gold
https://radiogold.it/tempo-libero/104823-godibile-leggerezza-monologo-intenso-recensione-via-manzoni-chiostro-notte-mezza-
estate/

Un racconto che accomuna momenti di vita, riflessioni sul passato e su una realtà che si ripete, anche attraverso la letteratura apparentemente più lontana.
“Via Manzoni, fino a qui”, lo spettacolo de Gli illegali che ha chiuso la seguita rassegna “Chiostro di una notte di mezza estate” sabato 16 settembre, ha il pregio non comune di divertire e sorprendere con associazioni di idee di notevole lucidità.
Massimo Brioschi, anche autore del testo, parla dei “Promessi sposi”, di come il testo sia stato subìto da lui adolescente e delle analogie della storia collettiva del grande romanzo con la storia di sempre.  Accanto ad  un’esegesi insolita e, a tratti, sorprendente del testo di Manzoni, i turbamenti di un’età di passaggio, in cui la timidezza si alterna alla sacra arroganza di chi ancora crede di potere tutto.  Particolarmente argute le osservazioni sul ripetersi delle reazioni umane ai momenti difficili. L’ostilità verso i medici, capri espiatori della pestilenza manzoniana, sembra ritornare oggi nei confronti delle grandi aziende farmaceutiche e, nello stesso modo,  la realtà tende, in ogni epoca,  ad essere rifiutata contro logica.
Lo stile di Brioschi è ironico e accomunante, caratteristica che si ritrova in tutti i suoi lavori. Lo spettatore è trascinato in una storia che ne contiene molte, dai passaggi fluidi e dal sorriso che stempera i toni, non i contenuti, di un filo discorsivo ben serrato. I ricordi adolescenziali sono ironici, scanditi dalla musica di Roberto Barbato e spesso narrati in forma ritmico- musicale decisamente esilarante. In una scenografia (di Elisabetta Buratto) di scatoloni di cartone, etichettati secondo il contenuto e circondati da vestiti appesi e fogli di giornale appallottolati, come nel trasloco di un’età transitoria, sfilano gli anni ’80, quelli del disimpegno, dei paninari, dell’ottimismo e dello spreco, dei  Duran Duran e di Madonna. La presunzione di essere al centro del mondo è la stessa dei giovanissimi di sempre ed è divertente e un po’ nostalgico ascoltare e lasciarsi trasportare col pensiero.
Un monologo singolare, che trascina con tono leggero, coinvolge in modo confidenziale e conquista per acume. Meritatamente molto applaudito dal numeroso pubblico, che ha riempito la sala affacciata al Chiostro di Santa Maria di Castello.